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Genova Porto dei Dati: l’infrastruttura strategica e la sfida dei Data Center

Il completamento del sistema di cavi sottomarini Unitirreno segna un punto di svolta per l’assetto tecnologico italiano. Con un investimento di 80 milioni di euro e la posa di oltre 1.000 chilometri di fibra ottica, l’Italia attiva un’infrastruttura di rilevanza geopolitica: il primo open cable system al mondo a 24 coppie di fibre, con una capacità complessiva di 624 Tbps. Collegando Sicilia, Sardegna, Lazio e Liguria, la dorsale eleva Genova a hub primario del Mediterraneo, alternativa competitiva e neutrale allo storico snodo di Marsiglia.
 
L’infrastruttura, presentata il 4 febbraio a Palazzo Tursi nel convegno «Genova, Porto dei Dati», costituisce l’hardware di una trasformazione profonda. All’evento è intervenuto Enrico Botte, AD del Gruppo FOS e Presidente della sezione ELIT di Confindustria Genova, tracciando la rotta per convertire questa capacità trasmissiva in valore economico reale per il territorio.
Dalla connettività all’economia del dato: il ruolo del Data Center
Per Enrico Botte, disporre del cavo più performante al mondo è condizione necessaria ma non sufficiente: la partita competitiva si gioca sulla residenza del dato. «L’attivazione di Unitirreno è l’innesco di una necessaria “fase due” industriale: la costruzione dei Data Center. Genova ha l’opportunità di evolvere da nodo di transito a hub di stoccaggio ed elaborazione. Non possiamo limitarci a ospitare l’infrastruttura di trasporto; l’obiettivo strategico è consolidare la città come gateway digitale europeo, sviluppando in loco l’ecosistema infrastrutturale per valorizzare i dati».
 
La visione industriale proposta supera il modello degli hyperscaler generalisti per un approccio sartoriale, integrato nel tessuto economico ligure. L’obiettivo non è rincorrere infrastrutture dimensionalmente fuori scala, ma realizzare centri di calcolo di prossimità al servizio delle filiere d’eccellenza. «La nostra visione punta su Data Center di taglio industriale, dimensionati tra i 10 e i 30 megawatt, progettati specificamente per servire mercati verticali come la Blue Economy, la logistica portuale e la manifattura avanzata – spiega Botte -. Servono infrastrutture agili che dialoghino direttamente con l’industria locale. Per realizzare ciò è necessaria una sinergia tra spazi fisici – penso in prima battuta alle aree portuali o alle zone della Valpolcevera e del Ponente – e la spinta imprenditoriale».
 
Il ruolo di FOS: solidità, R&D e sovranità digitale
In questo scenario, il Gruppo FOS mette a sistema il proprio background ingegneristico e una solida attività di Ricerca e Sviluppo per candidarsi come partner industriale nella gestione degli asset. L’azienda fa leva su competenze trasversali già consolidate e mature per generare un indotto ad alto valore aggiunto. «FOS intende partecipare attivamente alla costruzione e alla conduzione operativa di questi Data Center. È un progetto dal potenziale enorme, che richiede però una profonda evoluzione delle competenze. Stiamo parlando di creare e attrarre nuove figure professionali: cloud architect, sistemisti e, soprattutto, esperti di cybersecurity e Intelligenza Artificiale».
 
Proprio l’IA rappresenta il fattore accelerante che richiede un know-how specifico. La vicinanza fisica del calcolo (bassa latenza) diventa cruciale per i processi industriali avanzati. «Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, la latenza zero è il nuovo standard. Per l’industria, avere il calcolo computazionale fisicamente vicino significa operare in tempo reale» sottolinea Botte, che chiude sul tema della sicurezza nazionale. «In un quadro geopolitico complesso, la sovranità del dato è imprescindibile. Garantire che i dati sensibili, sanitari e industriali, risiedano su infrastrutture nazionali protette dai massimi standard di cyber-difesa è una priorità su cui FOS investe le proprie migliori risorse».
 
Genova evolve così da porto merci a landing station di intelligenza. La rotta è tracciata: trasformare i mille chilometri di fibra sottomarina nel volano di sviluppo per la Liguria del futuro.
 
 
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