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FOS, il nuovo corso: asse italo-francese e dimensione nazionale per le sfide del 2026

Dagli Erzelli la sfida del Gruppo guidato da Enrico Botte e Matteo Pedrelli: consolidamento dell’asse Genova-Verona-Roma, boom della Cyber Security e nuovo focus strategico su Cloud e Difesa. «Siamo diventati un player nazionale autonomo, con le spalle larghe di un partner europeo»

Non è solo un bilancio di fine anno quello tracciato da Enrico Botte e Matteo Pedrelli, amministratori delegati del Gruppo FOS; a margine dell’ultima riunione di business del 15 dicembre. È la fotografia di un Gruppo che ha cambiato pelle, completando la trasformazione da eccellenza ligure a player nazionale integrato in un network europeo. Al centro del confronto, svoltosi nel quartier generale degli Erzelli, tre snodi cruciali: il nuovo assetto proprietario post-delisting, il consolidamento territoriale e le strategie industriali per il prossimo futuro.

La svolta societaria: autonomia e respiro europeo

Il 2025 ha visto l’ingresso di FOS nel gruppo francese Audensiel. Un passaggio che segna uno spartiacque nella storia aziendale, vissuto non come una cessione di sovranità, ma come un moltiplicatore di opportunità.

«L’ingresso nel gruppo francese, alla prova dei fatti di questi primi mesi, rappresenta una vera e propria partnership strategica» chiarisce subito Enrico Botte. «Il nostro partner agisce con una logica di supporto finanziario che ci garantisce due asset fondamentali: l’accesso immediato a una dimensione europea e una visibilità internazionale prima inarrivabile. Il tutto, mantenendo la totale autonomia operativa sull’Italia». La governance, dunque, non cambia. «I numeri confermano che la strada tracciata è quella corretta. I vertici francesi hanno integrato la nostra visione nel piano strategico di gruppo, specialmente per i settori Difesa e Sicurezza, affidandoci la piena gestione del mercato nazionale. Possiamo affermarlo con orgoglio: FOS resta un’azienda solidamente Made in Italy, ma con la potenza di fuoco di un player internazionale».

A fargli eco è Matteo Pedrelli, che analizza l’impatto finanziario e strategico dell’operazione: «Il passaggio dalla Borsa ai partner francesi e ai fondi di private equity ha alzato l’asticella della competizione. È stata una scelta strategica ponderata a lungo: il delisting ci permette oggi di approcciare il mercato con una visione industriale di lungo periodo, svincolata dalle volatilità di breve termine».

La costruzione del Player Nazionale
Con le spalle coperte dal partner europeo, FOS ha potuto accelerare sulla costruzione della sua identità nazionale. Il 2025 è stato l’anno della chiusura del cerchio geografico, con l’acquisizione di RTC a Verona e il potenziamento dell’asse con Roma.

«Il 2025 segna il cambio di passo definitivo. Con il consolidamento di RTC a Verona e la crescita su Roma, abbiamo realizzato l’obiettivo primario: costruire il player nazionale FOS. Non siamo più solo un riferimento ligure, ma una piattaforma in grado di erogare servizi digitali da Nord a Sud, anche grazie al solido radicamento in Piemonte, Lombardia, Alto Adige e Campania, attraverso società controllate e business unit sul territorio. Una capillarità territoriale che oggi rappresenta un fattore competitivo determinante» commenta Botte.

Proprio nella Capitale si gioca una partita fondamentale. «In una pianificazione sfidante condivisa con i partner europei, la centralità di Roma era imprescindibile» aggiunge Pedrelli. «Dopo aver sviluppato il modello territoriale in Liguria, Campania e Veneto, dovevamo presidiare il cuore decisionale del Paese. Siamo entrati nella Capitale con pragmatismo e tenacia, intercettando snodi nevralgici tanto nella PA centrale quanto nelle grandi corporate. È la base irrinunciabile per la crescita futura».

Il bilancio del 2025: Cyber Security e Cloud
I numeri del 2025 confermano la bontà della strategia: volumi in crescita oltre il 20% e un organico che ha superato le 400 unità. Botte entra nel merito delle performance industriali: «I volumi confermano il posizionamento: siamo diventati un attore chiave nella Cyber Security nazionale e abbiamo attivato il competence center sull’AI. Ma il vero salto di qualità è sul Cloud: oggi possediamo le competenze per guidare grandi enti nella migrazione verso il Polo Strategico Nazionale. Gestire la transizione dei dati critici è una capacità che replicheremo su scala territoriale. Non vanno infine dimenticati settori strategici come quello dei Trasporti, dell’Energia, della Pubblica Amministrazione e della Sanità».

Prospettive 2026: oltre il PNRR
Se il presente è solido, il futuro richiede visione. Matteo Pedrelli non nasconde le insidie del prossimo anno, segnato dalla fine degli incentivi europei. «Il 2026 sarà un anno di selezione naturale. Con la fine della spinta propulsiva del PNRR e le incertezze macroeconomiche, il mercato diventerà più complesso. Tuttavia, abbiamo rispettato i target 2025 e siamo strutturalmente attrezzati per un commitment ancora più sfidante. La solidità finanziaria e industriale costruita ci permette di guardare oltre le difficoltà congiunturali».

La ricetta per navigare l’incertezza è puntare su settori anticiclici. «In uno scenario geopolitico instabile, abbiamo puntato su settori che garantiscono visibilità industriale a lungo termine, come il Cloud del PSN e programmi di Difesa e Sicurezza, che offrono un orizzonte di 15 anni, permettendo pianificazioni che il mercato tradizionale oggi nega. La nostra tecnologia dual-use, applicata a comunicazioni e sicurezza, ci rende partner ideali per queste sfide ad alta complessità».

La chiusura è dedicata al vero motore dell’azienda: le persone. «La nostra crescita è indissolubilmente legata al capitale umano: il know-how non risiede nelle macchine, ma nelle persone» conclude Pedrelli. «Gestire un business labor intensive è la sfida più complessa ma anche la più gratificante, perché il vantaggio competitivo e la marginalità si costruiscono esclusivamente sulla qualità delle relazioni e delle competenze che portiamo ai clienti».

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