25 novembre, FOS in prima linea contro la violenza di genere
Il 25 novembre non è solo una data commemorativa, ma un monito globale. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne impone alle istituzioni e al tessuto aziendale una riflessione profonda e, soprattutto, un impegno tangibile.
Il quadro tracciato dai dati Istat è allarmante: in Italia il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una forma di violenza fisica o sessuale. Nello specifico, il 20,2% ha sofferto aggressioni fisiche, il 21% violenza sessuale e il 5,4% ha vissuto le forme più gravi, come lo stupro o il tentato stupro. Di fronte a questa emergenza strutturale, il Gruppo FOS ha scelto di agire con un approccio pragmatico, strutturando due iniziative mirate che uniscono prevenzione fisica e sensibilizzazione culturale.
Autodifesa e prevenzione: strumenti pratici per le donne
La prima iniziativa agisce sulla sicurezza personale, l’autostima e la gestione dello spazio. FOS offre gratuitamente a tutti i propri dipendenti – donne e uomini – il progetto “Autodifesa e Prevenzione”, un corso curato dalla ASD Budo Semmon Gakko. La scelta del partner garantisce altissima professionalità: attiva dal 1971 e riconosciuta dal CONI e dalla FIJLKAM, la società vanta oltre 4.000 atleti formati e una lunga tradizione sportiva. Il percorso è stato affidato a istruttrici donne: una scelta precisa per assicurare un ambiente di apprendimento empatico, dove le partecipanti possano sentirsi a proprio agio nel simulare dinamiche di aggressione e reazione.
Il corso non mira a insegnare il combattimento fine a sé stesso, ma a fornire strumenti psicofisici per gestire la paura. Andrea Revelli, della Budo Semmon Gakko, spiega la filosofia del Metodo Globale di Autodifesa (MGA): «Il corso è finalizzato a fornire ai praticanti gli strumenti efficaci per l’incolumità. Si basa principalmente su principi tecnici provenienti dalle discipline che fanno parte della Federazione, estrapolati dal Judo, dalla Lotta e dal Karate. È un metodo che varia l’espressione didattica in base alle capacità della platea, arrivando fino alla formazione professionale delle Forze dell’Ordine».
La formazione non richiede esperienza pregressa nelle arti marziali e si focalizza su principi di prevenzione, tecniche di liberazione da prese comuni e l’uso della voce e della postura come deterrenti. Revelli sottolinea l’importanza di un approccio basato sulla lucidità e sulla proporzionalità: «Il nostro obiettivo principale è fornire elementi per prevenire le situazioni di rischio. Si cerca di gestire gli eventi in modo proporzionale a chi abbiamo di fronte e, solo se strettamente necessario, difendersi utilizzando tecniche specifiche».
Centro Antiviolenza Mascherona: costruire “sentinelle” contro la violenza invisibile
Sul fronte del cambiamento culturale, l’impegno si fa ancora più profondo. FOS ha distribuito a tutti i dipendenti – uomini e donne — un braccialetto rosso contro la violenza sulle donne, accompagnato da un volume informativo realizzato in collaborazione con il Centro Antiviolenza Mascherona di Genova. A sostegno della struttura, l’azienda ha inoltre erogato una donazione in denaro e fornito dispositivi tecnologici per le attività operative.
Il Centro Mascherona rappresenta un’eccellenza territoriale: gestito da una cooperativa di sole professioniste (psicologhe, avvocate, pedagogiste), segue circa 600 donne l’anno e gestisce cinque case rifugio. La collaborazione con FOS nasce per trasformare ogni dipendente in una “sentinella” capace di intercettare i segnali di violenza, spesso invisibili o sottovalutati, come il controllo economico, la gelosia ossessiva o la prevaricazione verbale.
Manuela Caccioni, responsabile del Centro, illustra il valore cruciale di portare questa consapevolezza all’interno di un grande gruppo tecnologico: «L’idea è mandare un messaggio forte e sensibilizzare tutti, perché la violenza è un fenomeno trasversale che ci riguarda da vicino. Vogliamo che le persone diventino una sorta di “sentinella”: grazie a questa iniziativa sanno che esiste un luogo specializzato a cui rivolgersi. Se notano segnali di sofferenza nella figlia, nella nipote o nella vicina di casa — come un eccessivo controllo o una scenata di gelosia — sapere a chi indirizzarle permette di arrivare prima. La nostra mission è interrompere quella spirale di violenza prima che diventi efferata. Intervenire tempestivamente significa salvare vite».
Un altro aspetto fondamentale della partnership riguarda l’alta qualità dell’assistenza fornita, garantita da una focalizzazione assoluta sul problema. Caccioni chiarisce come la specializzazione sia l’arma vincente: «La nostra forza è occuparci unicamente di violenza contro le donne. Non disperdiamo energie in altri servizi assistenziali: questo ci permette di garantire una specializzazione assoluta attraverso un team multidisciplinare di professioniste. È essenziale comprendere che la violenza non è solo quella fisica: esiste una violenza verbale, psicologica ed economica, spesso più subdola. Saper riconoscere il fenomeno in tutte le sue accezioni è il primo passo indispensabile per poterlo combattere efficacemente».
L’equità di genere come pilastro strategico
Queste iniziative non sono episodi isolati, ma tasselli di una visione che ha fatto della parità di genere un pilastro competitivo e identitario. In un settore IT dove la presenza femminile è ferma al 16% (dati Eurostat), il Gruppo FOS si distingue per aver ottenuto e riconfermato la Certificazione UNI PdR 125:2022 per la parità di genere, attestando l’efficacia delle proprie politiche di inclusione, dal recruiting alla gestione delle carriere.
A ribadire la centralità di questo impegno è l’Amministratore Delegato, Enrico Botte: «La parità di genere costituisce una priorità nelle nostre politiche aziendali. Il contesto tecnologico è storicamente a prevalenza maschile, ma questo dato di fatto non può essere una scusa; al contrario, ci impone un’azione ancora più mirata per incentivare la presenza femminile. La nostra azienda è intransigente su qualsiasi disparità, perché l’unica metrica che conta è il merito professionale. Per questo abbiamo esteso il supporto alla genitorialità e promosso politiche di flessibilità che favoriscano concretamente l’equilibrio tra vita privata e lavoro, creando un ambiente dove la sicurezza e la valorizzazione della persona sono al primo posto».
Un impegno che riconosce nell’equità non solo un valore etico, ma una leva strategica irrinunciabile per la competitività e lo sviluppo.
